Abstract / TL;DR — In Italia chiunque può dichiarare di “insegnare medicina estetica”. Non esiste una specializzazione riconosciuta, non esistono standard formativi minimi obbligatori, non esiste un registro nazionale dei formatori. Questo opinion piece argomenta che il problema della qualità nella medicina estetica è prima di tutto un problema di formazione.
La tesi
La medicina estetica non ha un problema di cattivi medici. Ha un problema di medici non formati che eseguono procedure che non sanno fare su pazienti che non sanno valutare, dopo corsi di due giorni acquistati su piattaforme di e-commerce. E la categoria medica organizzata lo sa, lo vede, e per lo più tace.
Il contesto regolatorio
La medicina estetica non è una specializzazione riconosciuta dal SSN. Un medico neolaureato può legalmente eseguire iniezioni di tossina botulinica e filler il giorno dopo la laurea. Nel Regno Unito (Bruce Keogh Review, NHS 2013) sono stati introdotti percorsi formativi minimi obbligatori. In Francia alcune procedure sono riservate a medici con specifico training. In Italia si discute da vent’anni senza cambiamenti sostanziali.
Le criticità strutturali
1. Il conflitto di interesse dei formatori aziendali. Un volume significativo della formazione pratica è erogato da o finanziato da aziende produttrici. Il formatore che dipende economicamente da un produttore non può essere neutrale.
2. Il peso insufficiente dell’anatomia clinica. Una quota rilevante di medici che eseguono procedure iniettive non ha mai approfondito sistematicamente l’anatomia vascolare facciale dopo la laurea.
3. La mancanza di supervisione strutturata. In quasi nessun percorso formativo italiano è previsto un periodo di supervisione clinica continuativa prima dell’esercizio autonomo.
Il ruolo delle società scientifiche
Cosa le società scientifiche (SIME, SIES, AIME) potrebbero fare: certificazione pubblica dei formatori, curriculum minimo condiviso per le principali procedure, reporting strutturato delle complicanze gravi in un database anonimo nazionale.
La mia proposta concreta
- Rendere pubblici i criteri di selezione dei formatori nelle proprie attività didattiche.
- Separare nettamente formazione scientifica da promozione commerciale.
- Pretendere supervisione strutturata dagli allievi prima dell’esercizio autonomo.
- Segnalare all’Ordine i casi di formazione chiaramente pericolosa.
Aperta al confronto — so che su questo tema le posizioni sono diverse e tutte meritano di essere discusse.
Contenuto a uso professionale; non costituisce consulto medico né protocollo standardizzato.

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